Agosto 24, 2019
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I Messapi: i primi “salentini” della storia

Terra di passaggio nel cuore del Mediterraneo, la Puglia ha costituito da sempre un punto di approdo per diverse popolazioni, che si sono succedute in questa regione condizionando il corso della sua storia.

Una di queste, in modo particolare, durante l’Età del Bronzo si è stabilita nella penisola salentina, segnandone profondamente la cultura e il territorio: si tratta dei Messapi.  L’origine di questa popolazione è incerta: secondo lo scrittore Virgilio, i Messapi erano di origine cretese, mentre gli studiosi contemporanei, dopo aver valutato le recenti scoperte archeologiche, sono concordi nell’affermare che sia l’antica Illiria (territorio compreso tra l’attuale Albania, Montenegro e Dalmazia) il loro paese di origine.

L’antico popolo messapico cominciò la colonizzazione della penisola partendo dalle zone a sud, nei pressi di Santa Maria di Leuca, risalendo verso Otranto. Fu così che nacquero città come Alezio, Ugento, Otranto, Brindisi, Vereto a Patù, Ceglie Messapica, Vaste a Poggiardo, Oria, Nardò, Mesagne, Cavallino, Roca Vecchia, Egnazia, Rudiae, Manduria

I Greci avevano indicato questa terra con il nome “Messapia”, cioè “terra tra le acque”, in quanto bagnata da due mari; nome che poi passò alle popolazioni che vi abitavano. Nonostante il frequente contatto con la civiltà greca, i Messapi conservarono per lungo tempo caratteri culturali precisi e distinti: sappiamo che furono allevatori di cavalli, etnicamente compatti, tanto da difendere a lungo la loro indipendenza. Nel 473 a.C. sconfissero Taranto, città di gran lunga più potente. Solo la forza di Roma riuscì a dominarli, a metà del III secolo a.C.; fu così che cominciò il rapido declino di questa civiltà.

Il periodo di fioritura della civiltà messapica fu il periodo tra VI-V secolo a.C.: risalgono a quest’epoca la comparsa della scrittura con alfabeto greco, i rituali religiosi, abitazioni più articolate con muri in pietra e copertura con tegole. I reperti che sono giunti ai giorni nostri però risalgono al periodo successivo (IV-III secolo a.C.). Si tratta di una serie di oggetti e vestigia monumentali. Tra questi vi sono le “trozzelle”, una tipologia di anfora in terracotta, decorata con pittura rossastra; antiche mura di città; tombe e corredi funerari.

La scoperta più importante però è stata senz’altro la “Mappa di Soleto”, la più antica carta geografica che si conosca. È stata ritrovata durante una campagna di scavi in un insediamento messapico a Soleto. È un frammento di un coccio su cui è presente un disegno del Salento con i centri più importanti dell’antichità, scritti in lingua messapica.

mappa soleto

La loro lingua in realtà resta ancora oggi un mistero e di difficile interpretazione, pur presentando affinità con l’albanese.

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