Dicembre 13, 2018

Il parco naturale regionale di Porto Selvaggio

A pochi chilometri dall'area marina di Porto Cesareo, si trova il Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano.

Istituito con la legge regionale del 2006, è angolo di paradiso incontaminato che si estende per più di 1.100 ettari, sotto le intendenze della città di Nardò e della provincia di Lecce.

A pochi passi dalla spiaggia che porta lo stesso nome della riserva, ecco sorgere la macchia mediterranea con i suoi carrubi, i fragni e i lentischi; nei pressi della costa, bassa e frastagliata, spiccano invece tappeti di ginestre e cisti, e gli arbusti di mirto, ginepro, rosmarino e timo che, punteggiandone vivacemente la pietra bianca, digradano dolcemente verso alcune delle acque più pulite della Puglia.

porto selvaggio

Qui è possibile scorgere anche alcune specie endemiche che attirano l'attenzione degli appassionati di botanica: come l'alisso di Leuca, un'erbetta perenne caratterizzata da fiorellini di un bel giallo vispo, lo statice salentino, la campanula e la scrofularia pugliese, con i suoi petali rossastri racchiusi in bulbi tondeggianti. La quiete regna sovrana in questo luogo ricco di vegetazione e carico di storia; l'entroterra è infatti occupato da un vero e proprio bosco di pini d'Aleppo, grande ben 300 ettari: meta d'eccezione per gli amanti delle passeggiate e delle escursioni.

Ma l'incantevole scenario del parco racchiude e custodisce anche tre luoghi storici d'eccezione. Il tratto compreso entro la marina di Santa Caterina, ospita infatti la Torre dell'Alto o di Santa Maria dell'Alto: un ex struttura difensiva posta su un costolone roccioso a strapiombo sul mare. Venne fatta erigere dal viceré spagnolo Don Pietro da Toledo e venne portata a compimento dal mastro neretino Angelo Spalletta, nel 1569.


Era la seconda metà del Cinquecento, e le torri venivano utilizzate per controllare efficacemente le linee costiere dei luoghi affacciati sul mare. La sua struttura è pertanto molto semplice, ed era divisa su due piani per accomodare le guardie e le scorte di cibo; una volta percorsa l'ampia scalinata e superate le tre arcate in tufo che anticipano l'ingresso, si entra al piano terra, dov'è ancora possibile scorgere la cisterna per l'approvvigionamento dell'acqua, dato che questo vano era adibito a magazzino. Il primo piano fu invece realizzato per i cavallari, ovvero le guardie che si occupavano di presidiare il perimetro della torre.

A nord è situata Torre Uluzzo o Crustano, di cui oggi rimangono solo alcuni resti che decoravano e completavano il coronamento. La struttura venne costruita da Leonardo Spalletta nel 1575, per volere di Alfonzo de Salazar. Presenta la classica forma tronco piramidale delle torri cinquecentesche, e custodisce ancora alcuni piombatoi nella parte rivolta al mare e in quella rivolta a nord, meglio conservata, dove si trova Torre Inserraglio.

Torre Inserraglio è un edificio d'avvistamento sito nella omonima frazione di Nardò. Bassa e possente, fu la prima delle tre torri ad esser costruita. La sua semplice struttura troncopiramidale, ormai in decadenza, si erge su una piana punteggiata da numerosi arbusti di finocchio marino o critmo, che dà anche il secondo nome alla frazione. L'interno era stato suddiviso in due piani: il piano terra era occupato da due stanze con volte a botte, mentre il piano superiore era caratterizzato da una sola enorme stanza.

Nonostante la torre sia stata abbandonata nel 1842, è ancora possibile scorgervi, nello spessore murario, una caditoia; qui s'incontrava anche la cisterna, utile a raccogliere l'acqua piovana. In corrispondenza di Torre dell'Alto, c'è poi l'omonima grotta, una cavità carsica ormai emersa, che assieme a Grotta Capelvenere, Grotta del Cavallo e Grotta di Uluzzo è l'habitat naturale di numerose specie della flora e della fauna locale, nonché luogo di molte gite marine per sub esperti e appassionati di immersioni.

A pochi metri dal litorale, si trovano le affascinanti costruzioni dei furnieddhi, dei capanni in pietra scura che venivano utilizzati in epoca contadina, per riporre gli attrezzi.

Il parco termina nell'area paludosa del Capitano, al confine con Sant'Isidoro. Qui prendono posto, tra i canneti, diversi rettili e anfibi, nonché numerosi esemplari dell'avifauna locale.L'area protetta è accessibile da due punti. Arrivando da Santa Caterina, sotto la Torre dell’Alto, basterà scendere le scale per raggiungere subito la piccola spiaggia di ciottoli che racchiude il mar Ionio.

Partendo da Santa Caterina, si può invece decidere di raggiungere l'accesso nord, in direzione Sant’Isidoro; da qui ci si può addentrare a piedi nel sentiero sconnesso popolato dalle cicale, per poi finire in discesa nel parco, che è uno dei luoghi salentini più amati dai turisti.

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